COSA SOGNANO I BAMBINI

Cosa sognano i bambini

Massimo Maria Carpinteri, olio su tela, cm 40×60

COSA SOGNANO I BAMBINI

SINOSSI:
Questo racconto parla dei viaggi che intraprendiamo nella vita, spesso incerti e solitari, ma che si trasformano quando troviamo qualcuno con cui condividere il cammino. Attraverso la collaborazione tra Carmelisa e Massimo, parole e immagini si uniscono per dare vita a un progetto pieno di sensibilità e creatività. La storia mette in risalto il potere dell’arte di trasformare le emozioni e mostra come sognare in compagnia possa aprire nuove prospettive. È un omaggio all’amicizia, all’immaginazione e alla forza dei sogni condivisi. Un racconto che ispira e conforta.

COSA SOGNANO I BAMBINI

Oggi Gino si è alzato presto per andare a scuola e, come ogni mattina, dopo aver finito di fare colazione, è uscito. Dopo neanche duecento metri a piedi, è già lì sul bordo di una strada solitaria e silenziosa che percorrono pochi veicoli. Sta aspettando il pulmino della scuola con indosso un caldo berretto e un maglione di lana a righe, regalatogli dalla nonna l’anno scorso prima di perdere completamente la vista.

Non lo accompagna nessuno perché già, da alcune ore, la sua famiglia lavora. La mamma gli lascia sempre un biglietto sul tavolo con su scritto: “All’uscita chiudi il rubinetto del lavandino”. Mai un ti voglio bene o un torno presto perché fare la panettiera significa svegliarsi col buio e tornare abbastanza tardi.

Papà sta fuori per giorni interi e Gino si accorge del suo rientro solo quando la mattina trova delle cicche di sigaretta vicino al davanzale della finestra del bagno. È figlio unico perché, come dice il nonno, la vita è abbastanza difficile per uno, figuriamoci per due, sotto lo stesso tetto. Fa freddo anche stamattina e stare lì immobile ad aspettare, con accanto il fedele Gin e la curiosa Fil, è da coraggiosi. Gli verrebbe voglia di tornare a casa e mettersi sotto le coperte, ma il pulmino tra poco passerà. Non può e, mentre pensa a come spiegare al maestro di storia il suo disegno, una musica strampalata, ma allegra, lo sorprende. Non sta arrivando un pulmino stracarico di bambini, ma gente adulta che si affaccia dai finestrini di un autobus verde con su scritto squolabus. – Errore madornale, – direbbe la sua maestra che li taccerebbe tutti di essere somari.

Le loro facce sono buffe e divertite. Non sbadigliano, né si distraggono e neppure dormono, anzi indossano vestiti con fiori e colori sgargianti. Note si liberano nell’aria e scivolano sul tetto del furgone formando figure geometriche nuove. Non manca nessuno all’appello: uno sputafuoco, un astronomo, una ballerina, una chiromante, un astronauta, un incantatore di serpenti, un trombettista e un lottatore.

Gino vorrebbe conoscerli e per questo alza il suo pollice destro per salire. Non vuole disubbidire alla mamma, ma solo capire cosa si nasconde dentro quel veicolo. Da ognuno vorrà sapere qualcosa. Allo sputafuoco chiederà che gli insegni a bruciare le armi per rendere più silenzioso il mondo, all’astronomo che gli faccia vedere il pianeta Terra senza paure, alla ballerina che lo faccia sentire agile come una farfalla, alla chiromante che cerchi nella sua sfera magica la formula per volersi tutti un poco più bene, all’astronauta che gli faccia vedere lo spazio da vicino, all’incantatore di serpenti che gli sveli come ammaliare le insegnanti quando mettono brutti voti a scuola, al trombettista che suoni note allegre per mettere tutti d’accordo e, infine, al lottatore che sollevi tutti i sogni dei bambini e li sparga per farli attecchire, come fa il vento con i semi, in terre infertili e in campi aridi.

I bambini sognano in grande e con più coraggio degli adulti. Sanno recuperare un oggetto distrutto e trasformarlo in un gioco, amano dipingere le mura delle città con i colori dell’arcobaleno e hanno imparato a rendere forti e sani dei corpi denutriti. I bambini ancora riescono a trasformare i sogni in realtà e, dopo aver ricevuto un rimprovero dai grandi, corrono per spegnere la ragione della stupidità fino a sentire il fiato mancargli. Unica regola che bisogna rispettare sullo squolabus è non voltarsi indietro durante il tragitto.

Gino, perciò, sulla panchina lascerà scritto un biglietto, qualora venissero a cercarlo i suoi genitori: – non preoccupatevi, papà e mamma, sono sullo squolabus e vi resto fino a quando sarò grande. Ci vediamo presto!