Il re buffone non crede più alle favole
Il re si è stancato di indossare la sua corona, grande, preziosa e luccicante. La vuole gettar via e mettere un cappello di lana che lo protegga dal freddo e riscaldi le sue orecchie. Quelle orecchie a sventola che restano sempre scoperte dalla sciarpa di seta e dai maglioni in lana cashmere fabbricati per sua maestà.
Assieme alla corona vuole anche disfarsi dei buffi vestiti, dai colori sgargianti, costretto ad indossare in pubblico. Quando esce è circondato da guardie che lo vigilano costantemente, ma lui vorrebbe dirgli di andare via e lasciarlo solo, libero di guardare vetrine con indosso un paio di sneakers e jeans neri. Tutte le mattine, dalla sua finestra, ammira la torre più alta che appare tra montagne lontane. Sogna di arrivarci in un giorno di pioggia per poter guardare l’orizzonte davanti a lui. Deve esserci un mondo diverso al di là della ringhiera del balcone della sala imperiale -pensa.
È nato in inverno quando i dolori del parto della madre si intervallavano ai rumori dei tuoni fuori che, come in un’orchestra, si davano la mano e scrivevano una melodia perfetta: quella della vita. Trascorre molti pomeriggi a guardar l’acqua scivolare giù dalle pareti del palazzo, arriva alla terra, come stregata da un incantesimo speciale, e protegge il suolo dalle intemperie del sole cocente dell’estate. Anche lui ha voglia di protezione e sicurezza. Odia le maschere e soffre quando è costretto a portarne una.
-Lasciate che il mio nasone appaia in tutta la sua grandezza senza dovermi vergognare del dono più bello che mi ha lasciato mamma- ripete spesso. -Lo voglio soffiare davanti a tutti quando ne ho voglia, accompagnato dallo scricchiolio delle mie scarpe -insiste, ma nessuno fa caso alle sue richieste. Al re piacerebbe camminare su un terreno dissestato, dimenticare quel tappeto rosso che attraversa ogni volta che esce, e oscillare, come fa un pendolo, tra una parete e l’altra di un vicolo. Non ha più voglia di pranzi con posate d’argento e calici in cristallo, chiede solo di sorseggiare un vino in bicchieri graffiati e mangiare pietanze povere preparate da ragazze umili. Tutte le notti guarda la luna, quella enorme signora che nella volta celeste occupa tutto lo spazio che vuole, mentre lui sta dentro mura protette che non lo fanno più vivere. Desidera essere un uomo libero, senza catene invisibili che ostacolano i suoi sogni.
Per troppi anni ha creduto alle fiabe di corte dove i re salvano le regine e i principi lottano contro i draghi per riportare a casa le principesse rapite. Il re buffone, adesso, preferisce salvare solo sé stesso, avvicinarsi alla gente e raccontare la sua storia. È stanco di aspettare che il mondo cambi e che qualcuno lo venga a salvare. Così lancia in aria la sua corona e spera che il vento la trascini lontano, oltre quei lampi in cielo che preannunciano l’arrivo di una tempesta perfetta. E quando l’acqua avrà pulito il cammino impervio che lo aspetta, il re lascerà per sempre il suo palazzo.

