VIVO!

VIVO!

SINOSSI:
Il racconto “Vivo!” riflette sulla vita, sullo scorrere del tempo e sull’importanza di valorizzare la quotidianità. Attraverso la conversazione tra Franco, un nonno di novant’anni, e sua nipote Norma, la storia offre una visione profonda di come le generazioni vivano in modo diverso il concetto di tempo. Franco, con la sua esperienza di vita, comprende che lo straordinario risiede nell’accettare la vita così com’è, con i suoi momenti ripetitivi e semplici. Norma, invece, intrappolata in una routine che considera noiosa, comincia a capire che i giorni non devono essere spettacolari per avere significato. La saggezza del nonno invita a riflettere sull’importanza di godere di ogni istante, anche quando sembra insignificante. La storia porta con sé un messaggio potente sulla resilienza, l’amore e l’apprendimento intergenerazionale.

VIVO!

Franco ha novant’anni e già da uno vive in casa della figlia perché non lo si può lasciare da solo. Trascorre molte ore davanti al televisore. I suoi giorni sono tutti uguali, spesso in compagnia della nipote di soli 15 anni, ma lui è sempre con il sorriso in bocca e di buon umore.

–Nonno, parlami della tua lunga vita, −chiede la nipote un pomeriggio di settembre, annoiata e distratta.   

–Proverò a farlo, Norma, a patto che tu mi dica perché stai sempre in casa –, scostando la sedia e guardandola in faccia. È sempre molto affettuoso e tenero nonno Franco con la nipote, senza mai irritarsi. E anche stavolta non vuole risparmiarsi.

È un cambio di programma molto interessante: nonno e nipote rimangono spesso in casa, mentre tutta la famiglia è al lavoro, ma ognuno svolge azioni diverse in spazi differenti. Le prime settimane in casa della figlia sono state difficili. Franco non riusciva a trovare le sue cose tra tante altre e Norma aspettava che tutti uscissero di casa per recuperare quanto smarrito. Il tempo adesso è solo loro e possono allungarlo o accorciarlo in base ai loro bisogni.

–Tesoro, la mia storia è banale rispetto alla tua vita piena di tecnologia e desideri facili da esaudire.

–Non penso sia esattamente così, nonno. Tu inizia a parlare e poi se mi annoio ti fermo, ok?

–Come preferisci –risponde il nonno, che avvicina la sedia al divano, dove è sdraiata la nipote.

Tutto inizia in una piccola camera da letto. Quasi un secolo fa, in cima a un solaio, dove i miei genitori trovano un poco di intimità tra mani che impastano e piedi che corrono appena tre metri sotto di loro. Gli è stato concesso l’unico spazio libero in una casa affollata di persone ed animali. Nessuno vuole scommettere su quella coppia quando le rispettive famiglie concordano la data e il luogo dove celebrare il rito cristiano, ma l’intimità a luci spente e i sospiri soffocati li rendono inseparabili. Sono stato il primo ad arrivare, inaspettato, ma molto amato, dopo nove mesi esatti.

Ho pochi ricordi di mia madre, ma faccio ancora fatica a scordare il suo volto addolorato ai miei 18 anni, quando il governo ci obbligava a lasciare casa e arruolarci.

Noi, ragazzi giovani e forti, dovevamo difendere il Paese a costo della stessa vita, addestrandoci tutti i giorni sotto il sole e la pioggia. Bisognava essere pronti perché in qualsiasi momento poteva presentarsi un’emergenza.

Appena finito il servizio di leva, ho conosciuto tua nonna, nella fabbrica di tessuti di zio Lorenzo, che mi ha permesso di racimolare qualche lira. Dopo il primo conflitto mondiale, la spesa pubblica era crollata e le industrie del Nord erano costrette a una riconversione produttiva, cioè al passaggio da un’economia di guerra a una di pace e per questo zio Lorenzo cambiò i colori delle divise militari in colorate camicette e pantaloncini.

L’ho vista una mattina uggiosa, mentre fumavo in cortile. Arrivava sempre in bicicletta al suono della sirena e durante la pausa pranzo rimaneva a leggere un opuscolo sotto quella grande quercia che ancora trovi al vicolo Garibaldi quando vai al corso d’inglese. Neanche la Seconda guerra mondiale e la costruzione incessante di palazzi attorno hanno abbattuto quell’albero centenario, che si sta spegnendo lentamente come fa una candela.

Sposando tua nonna Nina, mi sono illuso che il matrimonio fosse semplicemente preparare una bella festa, mettere al mondo dei figli e crescerli con sforzo e sacrificio. Nessuno ci aveva detto che presto sarebbero arrivati la perdita di tuo zio Lorenzo per un incidente stradale, la terribile depressione della nonna e un incendio in fabbrica, che ci avrebbe costretti a lasciare la nostra città e ricominciare d’accapo.

Tua nonna è morta prima che tu nascessi e mi dispiace non abbia potuto sentire la sua voce conciliante e allegra. A più di 50 anni dalla sua scomparsa, sento ancora la fatica che ho provato, quando l’ho portata in braccia in ospedale, e il pianto disperato per la sua perdita. Siamo stati insieme 20 anni, ma, senza quasi accorgermene, un giorno senza sole il buon Dio ha deciso di prendersela. L’ha fatto senza nessuna spiegazione, così come me l’ha fatta incontrare. E da allora sono rimasto solo con tua madre adolescente e ribelle, da crescere e educare.

Poche cose ho conservato al rientro dal rito funebre, un braccialetto che lei teneva sempre con sé con inciso il suo nome e un piccolo plettro di colore verde che gli avevo regalato quando ho imparato la chitarra. Cosa posso aggiungere di più, se non una vita fatta di sforzi e rinunce, senza nessuna voglia di ritornare indietro? La mia esistenza è stata vissuta in funzione degli altri e il tempo è stato solo un modo per organizzare una serie di impegni che dovevo portare a termine.

–Ma, nonno non hai mai vissuto giorni speciali, emozionanti dove hai perso il controllo?

 –Non so cosa intenti per giorni senza controllo. Io credo che l’eccezionalità non sia rendere ogni giorno speciale, ma accettarlo perché uguale al precedente.  Le giornate eccezionali sono state poche rispetto a tutte quelle che chiami “normali”.  

Ogni mattina mi rendo conto che sono VIVO quando altri sono andati via. Se sapessi com’è inebriante resistere in un mondo che dissemina morte nelle strade, nei mari e nelle piazze, mentre io assaporo ogni secondo!  Il vero segreto della vita è amarla proprio perché la si può perdere da un momento all’altro ed è per questo che ti consiglio di viverla e non buttarla via.

–Ma nonno ho solo 15 anni e non ho mai vissuto giorni straordinari. Tutte le giornate sono uguali. A scuola è sempre la stessa pizza, tra noi ragazzi molto spesso stiamo con il telefonino e ogni volta che qualcuno vuole fare qualche gioco di gruppo ci si vergogna. Spesso mi annoio.

–Norma, non sei differente da chi ti ha preceduta, ma potresti essere diversa da chi ti seguirà se inizi a credere che un giorno è eccezionale solo perché nessuno ha interrotto il tuo naturale corso di crescita. Accettare ogni momento della vita con il suo dolore e la sua paura significa essere in un tempo che per quanto possa stancare, nessuno ci potrà togliere. Ti rendi conto che ci è concesso un tempo tutto nostro nella lunga linea fatta di date? Anche tu potrai scrivere, in quel filo immaginario, una data d’inizio se cominci a vivere.

Norma si alza dal divano e non aggiunge nulla, ma promette che ci penserà. Torna in camera sua e con un pennarello in mano scrive sul muro della sua stanza una data e la parola VIVA.  Scende le scale e prima di chiudere la porta dice:

–Nonno, io esco, poi ti racconto.