QUANDO ARRIVA LA NOTTE

QUANDO ARRIVA LA NOTTE

Quando arriva non puoi farne a meno, ti segue entra nel tuo letto e con occhi rabbiosi ti guarda fino a quando non spunta il sole. La ritrovi all’angolo della tua stanza dopo che ha trascorso tutto il giorno ad aspettarti.

Lei si nutre della tua lontananza, l’attesa la eccita, le ricarica le pile per tenerti sveglia tutta la notte. Nelle sue svariate metamorfosi assume la forma di un’ombra ed ha sembianze inconsuete. La aiutano i suoi fedeli amici con denti affilati. Conosce suoni e melodie che riescono a disturbare i tuoi ritmi cardiaci. Hai bisogno di correre sotto le coperte per serrare lo spiraglio di luce che potrebbe aiutarla a entrare con te, dentro il tuo covo più segreto. Resti lì ad aspettare che il silenzio della stanchezza faccia crollare tutte le tensioni della giornata. Tutti dormono, eppure tu lì, immobile, aspetti che il tuo sonno possa sfuggire al suo sguardo, e raggiungerti.

Stanotte è più difficile, attendi già da ore, sei ancora sveglia. C’è un silenzio che ti disturba e vorresti aprire quella maledetta finestra, tanto vicina ma irraggiungibile di notte. Escogiti un piano. Lei starà là a fissarti mentre tu racconti la tua splendida giornata con chiasso e schiamazzo. Vuoi disturbarla, vuoi convincerla che dovrebbe cercarsi una nuova martire. Sì, proprio così, sei la sua immolata vittima da troppo tempo, ormai, e Lei carnefice ha la sua ascia in mano, la storica lama sottile e affilata della paura.

Ogni notte cambia vestito: rosso per lo spavento, giallo per lo svenimento e verde per la tremarella che fa rima con …. benché il nero della notte voglia sbiadire il suo colore. Lei acceca, la senti respirare dietro il tuo orecchio, ti alita addosso e geme di gioia. Ti ha in pugno, ti aspetta ed è convinta che anche questa notte non le resisterai. Correrai nel lettone dei tuoi genitori, pregandoli di farti entrare perché non ci riesci a dormire, li implorerai di farti stare in mezzo, senza confessargli che Lei è ancora là e non ha deciso di uscire dalla tua stanza.

Accidenti!… come vorresti sussurrare all’orecchio di mamma di aiutarti a farla uscire fuori. Se potessi le daresti un nuovo volto e un vestito con colori rosa o azzurro confetto. Quei bei colori che rallegrano tutti, dei bimbi ancora in fasce che sognano e ridono mentre ciucciano dalla tetta di mamma, ignari di cosa li aspetti appena i volti dei genitori, stanchi per notti insonni, li allontaneranno dalla loro camera.

-Dovrà abituarsi prima o poi! –  dirà la figura femminile.

-Certo, io ho bisogno di dormire per poter lavorare domani-  aggiungerà il volto maschile.

E così, come in un rituale ancestrale, i due ti consegneranno alla donna dai mille volti e ai suoi alleati, e tu inizierai a strillare ogni sera un po’ più forte fino a non avere più parole.

Le prime nottate avranno il sapore di un atto dovuto. Bisogna pur capire, accettare e lentamente aspettare che la stanchezza faccia scordare l’andare avanti e indietro prima di dormire. Alcune settimane dopo, la pazienza si sarà arresa. Il pugno forte e la voce autorevole di papà ti avrà rispedita nella tua stanza. Ed è lì che li implorerai di riaccoglierti, anche quando la parola di un padre o di una madre non può essere messa in discussione. E così tutti a piangere l’intera notte.

Stanotte è un incubo, non ci riesci di nuovo, sei fuggita via dalla tua stanza e preferisci dormire sulla soglia della loro camera pur di non vederla in faccia, di non sentire quei latrati. Lei rimane sola, Lei è la paura che non teme niente. La videocamera invisibile di mamma e papà è piazzata e può rivelare la sua identità, se solo prova ad avvicinarsi.

In silenzio prendi il cuscino, ti rannicchi sul tappetino e metti addosso il telo da mare che hai ricevuto in regalo da tua sorella quest’estate. Chiudi gli occhi e credi che il pavimento duro presto si trasformerà nel letto morbido e caldo di mamma, dove tutti i sogni prendono forma e dove, pur arrivando nuovi anni e giorni di scuola, che accorceranno le distese giornate dell’infanzia, lì dentro la notte per te sarà sempre una dolce ninna nanna.

Stasera cambia qualcosa. Mamma si alza, ti prende per mano e insieme ripercorrete quel breve corridoio che ti riporta alla tua stanza. Accendete la luce e quella terribile ombra non è più il tuo incubo, ma il riflesso di un urlo che è uscito fuori per spaventare qualcun’ altra.

È lei adesso che sente le gambe tremare. Accarezza i suoi cani. Sorride, e pensa che in verità nessun’alba è mai uguale all’altra.