LA SIGNORA LUISA PRENDE IL SOLE IN UNA SPIAGGIA AFFOLLATA

Massimo Maria Carpinteri, olio su tela cm.30×60 (2025)

LA SIGNORA LUISA PRENDE IL SOLE IN UNA SPIAGGIA AFFOLLATA

SINOSSI:
Una storia molto interessante per gli insegnamenti che racchiude e per la maestria dell'autrice nell'esprimerli. La mia opinione è che questo racconto sia una bellissima metafora sulla perseveranza, il desiderio di sentirsi vivi e visibili in un mondo che spesso emargina chi si allontana dall'ideale della giovinezza. La signora Luisa rappresenta tutte quelle persone che, nonostante i giudizi e gli ostacoli, continuano a lottare per i loro spazi, i loro sogni e la loro dignità. Con un tono poetico e tocchi di umorismo sottile, il racconto trasforma una scena quotidiana in una rivendicazione luminosa del diritto di brillare, indipendentemente dall'età. Il suo finale simbolico e tenero lascia una sensazione di speranza e tenerezza.

LA SIGNORA LUISA PRENDE IL SOLE IN UNA SPIAGGIA AFFOLLATA

Il sole splende per tutti, ma c’è chi lo subisce e chi lo tiene stretto a sé, pur di non farlo mai spegnere. È estate e tra mille ombrelloni aperti e gente accalorata, la signora Luisa vuole andare al mare per prendere il sole. Lascia in sospeso le chiacchiere con la vicina e indossa un vestito a fiori bianchi, tacchi rossi e occhiali da sole. Vuole comprarsi un costume, che chiamano bikini e che costa più di un abito in seta, in quel negozio vicino la spiaggia Miramare.

Appena entrata la giovane commessa la osserva con distacco e la liquida in poco tempo. Ha già altre giovani clienti che la stanno attendendo.

−Signora, la sua taglia non è molto facile da trovare in piena stagione. Sono rimasti solo questi modelli e i suoi generosi seni faticano a starci dentro. Forse doveva pensarci un poco prima.

−Mi dia quell’ultima misura rimasta, il sole mi aspetta −risponde mentre pensa a quella mocciosa che ha ancora denti da latte e seni piatti, come una tavola da surf.

Esce dal negozio e arriva alla panchina libera che dà sul mare. Scende i pochi gradini che la dividono dalla sabbia e affonda i suoi tacchi tra quei granelli soffici. Gli ombrelloni, tutti in fila, sembrano formare il telone di un grande circo. Giocattoli ovunque, risate allegre di bambini tra camioncini di plastica, palette e secchielli di mille colori. I piccoli la investono, intenti a prendere l’acqua del mare per costruire castelli di sabbia mentre sul bagnasciuga i ragazzi giocano con i tamburelli. Il ritmo scandito da una pallina, che rimbalza da un lato all’altro di un tamburello, allieta le discussioni di mamme stanche e papà annoiati che vorrebbero navigare su waves lontane e tuffarsi in acque profonde, pur di non sentirle.

−Permesso, mi lascia passare. Ahi! Ahia! ma cosa ci fa quel trenino tra la sabbia. Quasi mi slogavo una caviglia. Nooooo! non mi bagnare per favore. Aspetta! ci sono io dietro. Ooouh! ma non mi hai visto? Uff! non può essere, non si può passare.

La signora Luisa torna indietro. Dalla panchina riflette su come poter raggiungere un triangolo di terra, togliersi il suo bel vestito e prendere il sole. Ha voglia di mostrare a tutti il suo ultimo acquisto. Ci riprova tra gente che da sotto gli ombrelloni la guardano con sospetto. Nessuno ha voglia di cedere il proprio spazio a una signora di mezza età, che, come sente dire, farebbe meglio a starsene a casa dopo una certa ora.

Sono già le dodici e la signora Luisa non ha ancora preso il sole. È ora di pranzo, e come su una passerella durante una sfilata di moda si susseguono panini imbottiti e deliziosi snacks salati che riempiono le mani di pargoli dotati di un instancabile appetito. Crunch, crunch! Gnam, Gnam! Glu glu! Il mare stanca, in acqua si consuma tanto, sostengono le mamme compiaciute. Anche lo stomaco della signora Luisa brontola, ma non cede neanche alla fame. Prima di ogni cosa vuole il suo posticino tranquillo con il sole di fronte e proprio quando pensa di averlo trovato, un ragazzone a pochi metri da lei, con fare deciso e soddisfatto, come il primo astronauta sulla luna, pianta il suo basamento e apre il telo. Da lontano la sua bella fidanzatina di turno, pallida e confusa le manda un bacio.

−Ma quel posto è mio! −protesta la signora Luisa.

−Non è possibile, signora. Cerchi qualcos’altro. Non ha visto che prima siamo arrivati noi?

−Ma…, si…, però…, anche se…, non importa…, pazienza!

La signora Luisa è di nuovo sulla panchina. Si sistema il vestito sgualcitosi durante la corsa e quasi vuole cedere o magari tornare il giorno dopo. È confusa, ma alzi la mano chi non ricorda il famoso cavaliere spagnolo Don Quijote che appena smise di sognare, si arrese alla morte? I desideri non si possono contenere e per farli avverare bisogna lottare ed essere disposti a tutto. Così, dopo alcuni momenti di esitazione, la signora Luisa rimette i tacchi e raggiunge i bambini che giocano in acqua. Ammassa i loro giocattoli e vi sale sopra. Salta sul primo ombrellone e passando da una coppa all’altra inizia a muoversi sopra le teste degli spiaggiati. Tentenna, sta per scivolare, perde una scarpa, si rimette in piedi, è in equilibrio, c’è quasi. L’obiettivo è solo uno: arrivare al sole. Stende le mani e in punta di piedi, come un’esperta ballerina, riesce ad afferrare quell’enorme palla gialla sopra di lei. La tiene ferma e con delicatezza direziona i suoi fasci luminosi in fondo al viale principale, dove si trova una bimba che piange perché ha paura del buio. Solo la luce del sole può farla smettere di piangere. Lei la conosce bene perché la sente quando discute con la vicina. Oggi vuole che un raggio la aiuti a ritrovare il sorriso. Ferma con il sole tra le mani, sta lì fino a quando non sente tirare un angolo del suo vestito: −signora scenda, lì si è liberato un posto, dove prima c’era un ombrellone adesso può stendere il suo telo mare.


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