L’INASPETTATO RITORNO DEL GATTO

Massimo Maria Carpinteri, olio su tela cm.30×60 2025

Concorso letterario “l’amore per gli animali”, 2025: racconto selezionato e pubblicato (senza perdere i diritti d’autore) nell’antologia edita da Historica Edizioni 2025.

L’INASPETTATO RITORNO DEL GATTO

SINOSSI:
«Il ritorno improvviso del gatto» è una riflessione emotiva sul passare del tempo, l'amicizia e la nostalgia. Attraverso la relazione tra Cosimo e Yzzil, il racconto rivela come, con la crescita, cambiano le nostre modalità di connessione, ma il bisogno di compagnia rimane fondamentale. La presenza del gatto simboleggia la permanenza di ciò che amiamo, anche se le circostanze sono cambiate. Il racconto scorre delicatamente, mescolando ricordi e momenti presenti con grande sensibilità. La storia, carica di simbolismo, invita a riflettere su come affrontiamo le perdite e i nuovi inizi, sottolineando l'importanza dei piccoli gesti nelle nostre relazioni.

L’INASPETTATO RITORNO DEL GATTO

Dai inizia tu! Oggi ho poca voglia di parlare e se mi porti ancora sopra i tetti non importa, ti starò accanto. Mi piace ascoltarti −dice Cosimo a Yzzil.

Quando le forme più conosciute di comunicazione non inviano messaggi bisogna inventarsi linguaggi nuovi per mantenere vivo il filo del dialogo.

Yzzil trascorre molte delle sue ore a miagolare sul balcone piccolo e pericoloso della casa di Cosimo, affacciata su un imponente paesaggio naturale che nasconde un terreno duro e aspro. Le sue piccole ossa farebbero crack se scivolasse giù. Adora quel luogo soleggiato, uno spazio di libertà, mentre il suo padrone utilizza solo gli ambienti interni della casa.

Gattina randagia e piena di pulci, fu trovata in un contenitore della spazzatura tra cartoni sporchi e umidi, un pomeriggio di primavera. Enzo e Cosimo, amici inseparabili fin dalla scuola materna, stavano tornando a casa quando, imboccato il corso principale, furono attratti da un lamento simile a quello di un neonato. Si avvicinarono ed estrassero da sacchetti di plastica e bucce di mele un ammasso di peli sporchi che, con occhi appiccicati e tanta paura, sembrava chiedesse aiuto. Tremava. Senza starci a pensare, i due ragazzini la portarono nel giardino di Enzo, la curarono e le diedero un nome. La scelta fu davvero complicata perché Enzo voleva si chiamasse Yaakov, come il nonno, mentre Cosimo pensava di chiamarla Zazzo o Libera perché era come dire strana e abbandonata.

−Proviamo a unire alcuni pezzi e vediamo cosa viene fuori: Loza, Zaly, Zilly, Lyli −disse Cosimo a Enzo. E così fecero fino a quando, con gran orgoglio, battezzarono la trovatella come Yzzil.

Quell’estate fu indimenticabile per i tre. Trascorsero intere giornate a divertirsi con aeroplanini di plastica, robot di gomma e tanti pastelli a cera che riempivano fogli con dentro Yzzil. Si innamorarono di lei. Quando l’estate finì ed Enzo dovette trasferirsi in un quartiere molto più distante, portando con sé la gattina, una parte di loro scomparve per sempre: l’infanzia. Cosimo non rivide più la sua buffa, pigra e vanitosa gatta Yzzil ed Enzo non le corse più dietro ad ogni lancio della palla. Entrambi riposero i giocattoli e tirarono fuori i libri. Giocare non aveva più senso se non ci si divertiva. Erano diventati grandi. Strapparono quei disegni e si dedicarono a numeri e parole.

A volte si cresce perché rimanere piccoli non piace più, i giocattoli non incantano e arrivano altri interessi che cancellano i bei ricordi. Tutto si ripete, le mattine si susseguono, la noia entra in casa e poi arriva un inaspettato incontro che stravolge tutto.

−Possibile che non si possa lavorare in pace, sempre a giocare i figli dei vicini, −pensò Cosimo dopo ripetuti picchiettii alla porta.

Arrabbiato, e deciso a rimproverare quei monelli, aprì:

−Cosa ci fa quella gatta lì? − furono le sue prime parole.

La riconobbe per il pelo color nocciola e la grande macchia marrone sul dorso, inconfondibile. La osservò da lontano, si ripromise di non avvicinarsi. Aspettò, accettò di darle da mangiare sul balcone e poi cacciarla via. Mai le avrebbe permesso di salire sul suo divano, sui suoi cuscini o di entrare in bagno o nella sua stanza. La lasciò sola in cucina, chiuse la porta e lasciò che quel silenzio si trasformasse in qualcosa di tangibile.

−Chissà cosa starà combinando? −pensò. Spiò dalla porta semichiusa e la vede lì accovacciata che aspettava paziente che lui ritornasse.

Spesso crediamo che aiutare gli altri significhi dare sollievo, prodigarsi verso qualcuno elargendo attenzioni continue. Errore! Chi ha conosciuto la gioia di sentirsi capace di fare qualcosa da solo, chiede molto poco all’altro, gli basta sapere che c’è. A Cosimo serviva una compagnia e a Yzzil un amico.

 Vivono insieme già da un anno e Cosimo conosce bene il suo lungo miao se ha sonno, i due se ha sete e un miagolio costante se ha fame. Spesso salgono sui tetti. Lei si siede tra tubature e rubinetti, lo guarda e aspetta; lui incrocia le gambe e ascolta. Indossa una maschera da militare perché non vuole che lo veda piangere o che sappia del dolore che ha significato la sua assenza. Yzzil muove la coda e Cosimo agita le mani. Giocano senza rendersene conto, nessun rancore, nessuna tensione. Attorno giocattoli colorati che il passato ha sbiadito. Yzzil racconta la sua storia e Cosimo incantato aggiunge:

−Ti ascolto, però poi giochiamo, ok Yzzil? it’s so good… so far!


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