UN IMPERIOSO TI AMO

UN IMPERIOSO TI AMO

…Que nuestro Amor no dependa de las veces que nos digamos te amo (…Che il nostro amore non dipenda dalle volte che ci diciamo ti amo…).

Una frase in rosso, letta su una parete all’entrata di scuola, ricorda ad Emilia quella mattina dell’anno precedente quando il suo braccio sfiorò quello di Andrea e, dopo il primo appuntamento, le mani accarezzarono il suo viso. Fu lì che capì di non poter fare a meno delle sue labbra.

Tutto questo accadde appena un anno fa. La distanza non esisteva, il coprifuoco nemmeno e le zone geografiche colorate (giallo, arancione e rosso) rappresentavano solo le bandiere delle squadre di calcio. Ci si può inventare tutto, ma non il calore di un contatto, la stretta di una mano o lo sguardo di due profondi occhi azzurri.

Emilia ha appena iniziato l’università e si trova a chilometri di distanza dal suo Andrea, che, nonostante stia per terminare il suo master in “disturbi specifici del linguaggio e dell’apprendimento”, non può comunicare con la sua Emilia. Non le può inviare il suo “ti amo” giornaliero perché non ha connessione e, per di più, ha perso il telefono mentre tornava a casa. È disperato. Nella nuova casa di Torino non sono ancora arrivati i suoi coinquilini che lo aiutano a ridurre le spese e a sopportare meglio l’assenza della sua fidanzata, che non può raggiungerlo. È solo.

La gente è chiusa in casa e, solo con un’autocertificazione, può uscire per fare la spesa. È triste vedere una Torino deserta dove regna solo silenzio e tutti, sembra, si siano scordati della sua bellezza. L’estate ormai è lontana e le passeggiate, mano nella mano con Emilia, hanno dato posto alle noiose lezioni in linea di professori pieni di boria, che oggi, fortunatamente, non potrà sentire.

La ricorda intensamente mentre volge lo sguardo fuori, verso un mondo che si è fermato per ridurre il numero dei contagi. Chiude gli occhi per sentire il suo profumo e immaginare di accarezzare la sua pelle morbida e vellutata, che sostituisce l’assenza della sua voce.

—Ti amo Emilia, tesoro, non so come raggiungerti. —continua a ripetere, però il suono resta sospeso nell’aria. Ha chiesto aiuto al vicino di casa per chiamare la compagnia telefonica a cui è abbonato, ma a nulla sono servite le lunghe attese sonore per poter parlare con un operatore. La connessione è assente. Deve solo aspettare che tutto passi, mentre nell’attesa lo accompagna il ricordo di Emilia.

Emilia non sente Andrea già da qualche giorno e a causa della forte nevicata di ieri non può uscire per effettuare la ricarica del telefono. È rimasta a Brescia per concentrarsi meglio adesso che le sue amiche sono tornate a casa per le vacanze di Pasqua. Vuole mettere un voto sul suo libretto universitario prima di rivedere Andrea.

—Da sola mi concentro meglio, mamma, e poi le telefonate di Andrea mi aiutano —le avrebbe spiegato a sua madre appena si fosse messa in contatto con lei.

—Ogni giorno ricevo un suo “ti amo” e una rosa virtuale —avrebbe aggiunto ancora per tranquillizzarla.

Ride pensando a lui fuori dal bar con quella felpa di colore verde, un mese prima del lock-down, quando ancora il governo italiano non obbligava tutta la popolazione a restare in casa per evitare una strage di persone anziane, che, a centinaia, ora vengono portati via dagli ospedali verso i cimiteri più vicini.

—Sei la mia piccola perla, ti amo —ripete spesso Andrea, perché si è aperta a lui come fa un’ostrica, con ostinazione e lentezza per non lasciar vedere la sua bellezza interiore.

Emilia ama stare in casa in pantofole quando Andrea cucina il suo piatto preferito, lasagne alla bolognese. Molto spesso, come dicono le sue amiche, pone “una musica di altri tempi”, quelli che non ha conosciuto ma che la aiutano a sfiorare le mani di Andrea durante la cena. Si siede accanto a lui nello stesso sofà e guardano nello stesso schermo una commedia divertente.

Emilia e Andrea hanno piani per il futuro, non appena il mondo ritornerà a girare con i ritmi della fretta, pensano di vivere insieme nella casa di campagna che nonna Lucia ha lasciato in eredità alla sua amata nipote. Lì il mondo si ferma esattamente come ora, però sei libero di correre per i prati e rientrare quando sei stanco. Nessun vigile o polizia ti rincorre per multarti, se non rispetti gli spazi e le ore in cui ti è permesso circolare. Come accadde quella volta quando, senza rendersene conto, si amarono in un terreno privato e, accorse le guardie, dovettero rivestirsi in fretta, dietro i loro commenti ridicoli: —questi qui, credono ancora nell’amore!

Andrea non si arrende. Deve trovare un modo per raggiungere Emilia, vuole che le sue parole stiano lì con lei. Abbondonata l’idea di una soluzione a breve termine, di un riscontro immediato, che di solito la tecnologia gli offre, inizia a rovistare nel vecchio armadio dove conserva ancora i suoi colori ad olio. Ha bisogno di mettersi in contatto con Emilia. I suoi pensieri hanno voce…

—Dove avrò messo il pennello con le setole piatte? Non lo trovo. L’avrò lasciato in casa di nonna. Non importa, ne farò a meno. E la bottiglia dell’olio dei semi di lino? Speriamo ne sia rimasto un poco per far scivolare meglio il colore. Eccola! Brr, che freddo! Devo vestirmi, prima di iniziare a lavorare. Ma chi ha deciso di ridurre le taglie in questa stagione fredda? Non capisco perché la moda accorcia e allunga i vestiti a seconda delle stagioni. In inverno stringe per ricordarci dell’estate e in estate allarga per coprire i chili di troppo dell’inverno. Utilizzerò la tuta da palestra, ampia e comoda…—e così continuando a parlare si mette al lavoro.

Emilia non cede alla tristezza e ispirata dalla neve ritorna ai suoi amati quaderni. Vuole raccontare ciò che sta vivendo, vuole leggergli, appena possibile, il modo come lo ha tenuto con lei.

La mente umana ha sempre trovato una forma invisibile per comunicare e quando tutto sembra impossibile, arriva l’anima ad aiutarla ed è così che le mani di Emilia scorrono veloci sul foglio per resistere al virus. Sua nonna Lucia le avrebbe portato una tazza di latte al cioccolato, se l’avesse vista scrivere. La nonna adorava il suono della parola sul foglio, dolce e pacata poiché non era andata a scuola per occuparsi delle sorelle durante l’assenza del padre, che mai sarebbe tornato dalla guerra.

Andrea sorride mentre dipinge, perché sua nonna Teresa, se fosse lì con lui, mostrerebbe il talento artistico del nipote alle professoresse del liceo, che, durante gli esami di stato, gli consigliarono di dedicarsi all’azienda agricola di famiglia invece di incitarlo a proseguire con l’università. Di certo non sapevano delle ben otto forme di intelligenza che differenziano le persone in un mondo omologato. Muta dalla nascita ha utilizzato con lui altre forme di comunicazione e manifestato il suo stupore con una lacrima quando il suo unico nipote ha pronunciato la prima parola. Gli ha mostrato un sorriso e si è inchinata davanti al suo eroe, che ora non può salvarla da quando si trova in ospedale.

Teresa aspetta che le tolgano i tubi che la fanno respirare meglio poiché è stata contagiata qualche giorno fa e, dopo una brutta febbre, è stata ricoverata. Nessun parente può andare a visitarla e le notizie che arrivano dai telegiornali sul numero dei decessi mettono a tacere qualsiasi speranza. È una nuova lunga attesa.

Emilia ha appena finito di scrivere e Andrea ha concluso il suo dipinto, entrambi sanno di aver ridotto la distanza. Andrea è certo che Emilia comprenderà quelle sfumature sulla tela ed Emilia ha già in mente quando leggergli le sue emozioni sul foglio. Andrea lava i pennelli nella soluzione di trementina ed Emilia corregge l’ultima frase. San Valentino non è poi così lontano per stare uniti come prima.

Un ricordo blocca entrambi allo stesso momento. Andrea riprende il pennello, rivede il suo lavoro e aggiunge un colore, pensando a una frase letta mentre aspettava Emilia fuori dalla scuola. Emilia riempie l’ultimo foglio ricordando quel giorno di un anno fa quando Andrea venne a prenderla alla fine delle lezioni.

Immagino che tutto influisca. Oggi, come ieri, vale la pena amarci ogni giorno un po’ di più, indipendentemente dalle volte in cui ci diciamo ti amo. Io non le conto, né le conterò, ti dirò solo che ti amo ogni volta che ne avrò voglia o bisogno di dirtelo. Se sono cinquanta, non importa, sarebbe meglio se fossero cento o due mila. Non vorrò mai smettere di dirti ti amo, ogni volta che senta imperiosamente che ti amo.