VOLERE VOLARE

Massimo Maria Carpinteri, olio su tela cm. 30X60 (2025)

Racconto selezionato nel concorso “Il Vortice delle Parole” Tema “Legami” II edizione, 2025, e pubblicato nell’antologia del concorso.

VOLERE VOLARE

VOLERE VOLARE

Sai cos’è l’attesa? Due lancette che compiono un giro in punta di piedi su una pista di numeri e poi ripetono senza stancarsi gli stessi passi. Confuse, inesperte, agitate e spesso smarrite sono le mamme in attesa. Donne che hanno conosciuto la lotta, la fatica e poche volte la spensieratezza mettendo al mondo dei figli.

Sandrina è la mamma di Giuliano. Con sguardo attento e fare delicato segue le oscillazioni dell’altalena del tempo su cui si dondola il proprio figlio. Presto quel bambino timido e sognatore lascerà i giochi e dominerà le paure dando colore alle sue tele.

Giuliano guarda la sua mamma e la trova ancora bella anche se i capelli bianchi e gli occhiali spessi portano un bagaglio di ricordi. È seduta su una panchina del parco, immersa nella tranquillità del suo lavoro a maglia. Il suo viso irradia pazienza e dolcezza, riscoprendo un momento di pace nella sua travagliata vita. In ogni folata di vento che spinge Giuliano verso il cielo, lei riscopre un’armonia e un benessere da tempo persi.

−Wow! Aiuto! Wow! Aiuto!

Sono le parole che le arrivano tra la gioia della salita e il terrore della discesa del figlio.

Il parco intorno si anima. Le fronde degli alberi oscillano dolcemente nella brezza e il cinguettio degli uccelli aggiunge una melodia allegra all’atmosfera. Dal basso Crystel, la gatta randagia di Giuliano, trovata per strada al ritorno da scuola, aspetta paziente la discesa del padroncino. Forse anche lei vorrebbe farsi un giro sopra quel sedile.

−Evvai! Cado! Evvai! Cado!

Sandrina dalla sua panchina continua a sentire Giuliano e aggiunge una nuova fila alla lunga sciarpa usando gomitoli di lana colorata. Quanta pazienza!

Giuliano è nato d’estate lontano dalle urla del nonno che cacciò via di casa la figlia incinta di un uomo già sposato.

−Esci non ti voglio più vedere! −le urlò senza nessuna pietà mentre lei, chiusa in bagno e tremante, chiedeva solo pace per quell’essere che già lottava per una vita che avrebbe per sempre cambiato quella della sua mamma. Si trasferì in una stanza in affitto per sette mesi e quando all’ imbrunire di un sabato pomeriggio, appena uscita dalla sua solita ora in biblioteca, sentì come se una biscia ruotasse tra le sue budella, corse, tra dolori e tanta confusione, in ospedale. Ricorda di essersi svegliata con un ventre piatto e un seno turgido da cui colavano bianche gemme preziose

−Salgo, scendo, salgo, scendo! non c’è tregua sull’altalena di Giuliano.

Rivide Lino, il padre di Giuliano, solo un anno dopo quando ormai era impossibile riprendere una relazione. Il tempo ha il potere di cancellare ricordi e nell’attesa costruire nuovi sogni. Sandrina riprese i libri di matematica appena Giuliano iniziò a muovere i primi passi e in un monolocale con un bimbo da cullare trascorse parecchie sere a trovare soluzioni alle difficoltà della vita.

−Su, su! Giù, giù! Su, su! Giù, giù! Giuliano non cede.

Oggi Sandrina è lì a godersi un tempo che si snoda lentamente, punto dopo punto, perché tutto può fare paura se arriva di colpo. E se la distanza può spaventare, non importa, volerevolare Sandrina è certa che raggiungerà sempre il proprio figlio attraverso quelle strisce colorate che continua a tessere senza stancarsi.

−Mother! Here I am!, Mother ! Here I am! Seguimi …tira la sciarpa!