Massimo Maria Carpinteri, cm 40×40, olio su tela (2025)
DA DIETRO UN VETRO
SINOSSI:
«Oltre un vetro» è una breve ma emotivamente potente composizione carica di sensibilità e simbolismo, che combina realismo sociale e lirismo poetico. Attraverso il gioco di Andrea e Leonardo, si rivela la durezza dell'infanzia in un contesto marginale, ma anche la capacità del sogno e dell'amicizia di resistere. L'altalena diventa simbolo di speranza e fuga, un piccolo miracolo sospeso tra il cemento e il cielo. La ripetizione del verso infantile «Puti Putè» aggiunge ritmo e malinconia, un'eco di innocenza di fronte alla perdita. Insieme, il racconto commuove per la sua tenerezza contenuta e per la sua visione luminosa sulla fragilità umana.
DA DIETRO UN VETRO

Si arriva mai a toccare il cielo quando i piedi sono ben saldi sulla terra? Non rimane che cantare per non pensare al futuro, alla tristezza di poter rimanere da soli, un giorno. E poi, bisogna andare tanto lontano per essere felici?
Puti Putè
una gamba del re
salta su una collina
piccina piccina
che nasconde con sé
l’altra gamba del re.
Andrea e Leonardo sono fratelli da tanto tempo e non di sangue, ma di giochi, di ferite condivise, di silenzi rotti dal suono delle risate. Si sono conosciuti in strada quando la voglia di stare all’aria aperta era più forte della paura di sfidare l’incerto.
Il cortile del loro palazzo non ha alberi, solo l’eco di urla e palloni che rimbalzano contro muri imbrattati di graffiti. È un rettangolo di cemento con crepe, circondato da edifici da cui emergono antenne e pendono fili per stendere il bucato in una routine opprimente. Le finestre sembrano occhi stanchi e l’unico verde è l’erbaccia che non smette di crescere tra le fessure, ma in mezzo a tutto questo c’è l’altalena. Arrugginita, cigolante e solida come i loro sogni.
—Dai, Leonardo, ancora più in alto fino a strappare un pezzo di nuvola —grida Andrea mentre il vento scompiglia i suoi capelli.
Leonardo sorride. Le sue grandi mani spingono l’amico con forza, con ritmo, come se conoscesse l’esatto tempo dei sogni. Attraverso le lenti spesse dei loro occhiali, il mondo sembra oscillare: torri grigie, cavi incrociati, panni stesi, e poi… il cielo.
I due ragazzi giocano a catturare l’invisibile.
Vogliono diventare astronauti, anche se non hanno telescopi né libri sulle galassie. Per ora basta un’altalena per acchiappare i sogni sospesi nell’aria. Basta volare per dimenticare, per non sentire. Lassù le loro menti si annebbiano, il respiro si fa corto e le loro bocche si spalancano. E non per paura, ma semplicemente per prendere aria e scoppiare in una risata limpida, senza peso.
Andrea continua a ripetere la sua filastrocca:
Puti Putè
una gamba del re
salta su una collina…
—Sì, sì, su quella collina voglio arrivare per vedere cosa ci aspetta oltre l’orizzonte.
… piccina piccina
che nasconde con sé
l’altra gamba del re.
Leonardo spinge senza fermarsi. Sente lo sforzo nelle sue braccia magre, ma continua. Lì sopra non c’è solo Andrea, ma anche lui sale un po’ più su. Anche se i suoi piedi rimangono a terra, la mente lo segue. Ha dodici anni, ma le sue spalle conoscono già il peso delle promesse. Da quando papà se n’è andato, è lui che prepara la colazione alla mamma e le ricorda di prendere gli antidolorifici per le gambe. La si vede raramente in giro e, con indosso una vestaglia logora e labbra secche, a volte gli dice:
−Riuscirai un giorno a portami lontano da qui?
Lui con occhi tristi la rasserena:
«Quando le mie gambe saranno forti, mamma, ti porterò dall’altra parte della collina».
Andrea sogna. Leonardo, invece, li sostiene quei sogni affinché non svaniscano.
—Leonardo, vedo anche il mare da quassù. Promettimi che un giorno mi porterai a correre sulla spiaggia e mi insegnerai a pescare. Dicono che sui fondali del mare si nascondano tesori.
—Afferrati bene, Andrea, voglio andarci davvero al mare con te.
Andrea è di nuovo su, la spinta di Leonardo gli fa dimenticare di Luigi, il fratello disabile che l’altro giorno si è perso e nessuno lo ha trovato. È uscito per seguire un gatto e non è più tornato. Nessuno sembra più cercarlo.
Andrea canta per non piangere.
Puti Putè
la gamba del re
salta su una collina…
Leonardo spinge più forte. Vuole che Andrea non pensi più a Luigi e lui allontani l’immagine della mamma addormentata sul divano con la televisione accesa.
Andrea si alza di nuovo, l’aria lo avvolge. Lì sopra non esistono ospedali, né sparizioni, né paura.
… piccina piccina
che nasconde con sé
l’altra gamba del re.
—Leonardo, non farmi scendere da quassù, piuttosto, sali con me e scordiamoci dei nipoti della signora Lina che ci prendono in giro. Vengono tutti i pomeriggi a giocare nel cortile del palazzo e non fanno altro che gridare e spingere.
… salta su una collina
piccina piccina…
—Da quassù immagino un vero giardino con piscina, con margherite, con limoni, dove poter correre senza paura e tu non devi nascondere i tuoi disegni in una scatola di scarpe.
…che nasconde con sé
l’altra gamba del re.
—Non smettere di sognare, Andrea, continua, mi piace! Cantiamo e ridiamo a occhi chiusi su questa altalena fino a quando non avremo trovato l’altra gamba del re che ci porterà su quella collina piccina piccina dove la felicità non si inventa, ma esiste.





