IL MONDO DALLA FINESTRA DI ALICE

Massimo Maria Carpinteri, cm 30×60, olio su tela (2025)

IL MONDO DALLA FINESTRA DI ALICE

SINOSSI:
«Il mondo dalla finestra di Alicia» è un racconto poetico e riflessivo che invita a contemplare la vita quotidiana dalla distanza del sogno e dell’immaginazione. Attraverso lo sguardo innocente e sognatore di Alicia, la storia trasforma i passanti comuni in personaggi colmi di passato, desiderio e nostalgia. La narrazione unisce una prosa delicata a un tono malinconico che evidenzia la perdita dei sogni di fronte al passare del tempo. Ogni personaggio riflette una vita interrotta dalla routine, ma recuperata grazie alla fantasia dell’osservatrice. Nel suo insieme, il testo offre una toccante riflessione sulla capacità umana di sognare anche quando la realtà sembra essersi fermata.

IL MONDO DALLA FINESTRA DI ALICE

È quando torni con la voglia di ripartire, che il viaggio ti ha permesso di sognare. Siamo un poco tutti dreamers in un mondo che conosciamo davvero solo quando ne prendiamo le distanze.

Alice dalla finestra di casa osserva gambe che corrono veloci per le strade del mondo senza fermarsi. Quante realtà si muovono dietro strette gonne o pantaloncini corti che si incrociano, ma mai si incontrano. Due metà diverse che arrivano alla stessa meta, come fanno due binari di un treno.

È seduta nella sua stanza. Oggi ha solo voglia di sognare e varcando il limite del personale entra in quelle vite severe e impettite che da fuori hanno tanto da raccontare. La prima ad attirare la sua attenzione è la signora elegante che sta in mezzo a quattro uomini. Ha deciso di chiamarla Perla per la grossa collana che indossa.

La sembra di sentirla parlare con chi le sta di fronte.

−Non insistere, Scott. Ho deciso di non tornare più indietro.

-Non smettere, per favore, Perla. Sei nata per ballare. Le tue gambe hanno varcato gli scenari più prestigiosi del mondo.

−Non riesco più a divertirmi. Lo riesci a capire?

−No, non ce la faccio. Com’ è possibile dimenticare i tuoi lunghi capelli neri che raccoglievi in uno chignon colorato mentre scarpette leggiadre con punta rinforzata sfioravano il palcoscenico? Bastava vederti danzare per iniziare a volare. Adesso con questi capelli grigi e corti quasi non ti riconosco.

I due si conoscono da molti anni, ma ormai sono due perfetti sconosciuti. Si evitano come api che pungono. Lei con seni grandi e spalle robuste lavora in un negozio di arredi e lui, nascosto dietro una giacca con bottoni dorati e sciarpa al collo, trascorre molte delle sue giornate chiuso nel piccolo ufficio comunale dove disbriga pratiche. Anche lui ha smesso di sognare e non sale più sul suo skateboard che lo portava in giro per il quartiere della città tra salite e discese. Quella tavola era magica perché sembrava di volare: su e giù senza mai stancarsi. Adesso a stento riesce a stare dietro al suo capoufficio. Come gli piacerebbe riportare un poco di colore nella vita di Perla e cambiare anche la sua, ma il sogno è svanito e ognuno segue un proprio ritmo.

C’è vento oggi e il sole ha dimenticato di svegliarsi. Alle spalle di Scott c’è il Signor Vincent, così le piace chiamarlo, come suo fratello, in corsa verso la fermata dell’autobus. Alice lo guarda con stupore, lì in prima fila mentre il cappello sta quasi per volare via. Se potesse gli toglierebbe quegli occhiali scuri per portarlo al mare. Lo farebbe giocare con secchiello e paletta, come un bambino, e con indosso pantaloncini a righe arancioni, rosse e blu, lo accompagnerebbe in spiaggia per costruire castelli di sabbia. Quanta gioia!

Dietro Perla c’è Victor, elegante e distinto come il suo papà, con un cappello in testa che rotola giù verso i piedi trasformandosi in un pallone da calcio e poi in un campo da gioco pieno di tifosi.

−Facci sognare, Victor, buttala dentro!

Alice riesce a vederlo mentre corre e non si ferma, anche quando l’avversario gli toglie la palla lui riesce a riprenderla. Suda. Vuole arrivare alla rete, fare un nuovo tiro. Non può mollare. Ormai è a pochi metri, i suoi piedi sono una locomotiva, la concentrazione è totale. Sta per tirare quando sente una tenera voce chiamarlo:

−Papà, mi vedi, sono qui, prendimi in braccio.

 Victor si ferma e corre indietro. Il gioco finisce, la palla non rotola più. Con accanto il figlio riporta la palla nell’armadietto dello spogliatoio. Smette di giocare e inizia a costruire la sua famiglia. Alice è certa, però, che quelle due esili liane che lo accompagnano in pantaloncini corti e con voglia di correre riprenderanno quella palla e il gioco andrà avanti:

−Goooooool, papà!

L’ultimo della fila è Hector con un giornale tra le mani e indosso una lunga sciarpa a righe. È il suo eroe, quello che in bici incantava i passanti insieme ai suoi fratelli. La sua mamma la portava spesso a vederlo esibirsi in piazza.

−Guarda come volano quelle palle e quei birilli! −diceva la piccola Alice tra la folla. −Che bello! Restiamo a guardare ancora.

Nessuno si muoveva da quel posto dove Hector, su un duro asfalto scordando la fatica, faceva volteggiare in aria oggetti colorati a suon di trombetta. Se una palla fosse scivolata dalle sue mani grandi, ci avrebbe pensato il fratello piccolo a non farla cadere giù. Ogni suo spettacolo era una festa per grandi e piccini.

Adesso è cambiato tutto. I tre fratelli vivono in posti diversi e Hector non ricorda più quando è sceso da quella bici e si è seduto dietro a una scrivania per battere notizie per un giornale, in una città dove le piazze sono solo un ritrovo per vecchi e le fontane un abbeveratoio per piccioni.

Alice riesce dalla sua finestra a restituire ad ogni vita i colori che l’oblio ha ingrigito e scorgere in ogni passante quei desideri e sogni che il tempo ha assopito.


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