Massimo Maria Carpinteri, olio su tela cm. 30X60 (2023-24)
MACCHINA PER APRLARE CON DIO#2
SINOSSI:
Questo racconto commuove profondamente per la delicatezza con cui affronta l’amore, la fede e la rassegnazione di fronte alla perdita. Attraverso una narratrice immobile ma cosciente, il testo riflette sulla comunicazione impossibile tra i vivi e coloro che abitano una soglia tra la vita e la morte. Stefano incarna la speranza ostinata dell’essere umano che si rifiuta di accettare il silenzio, mentre la narratrice rappresenta la pace serena di chi ha già compreso il proprio destino. La prosa è sensibile e poetica, riuscendo a bilanciare disperazione e tenerezza. Nel suo insieme, è una storia che invita a riflettere sui limiti dell’amore e sulla necessità di lasciar andare.
MACCHINA PER APRLARE CON DIO#2
Stefano è appena rientrato. Lo sento e anche oggi seguirà lo stesso protocollo, pronuncerà le stesse parole:
– Dai rispondi, mi senti? Is there anybody out there? Está alguien por allí? Ma dove sono finiti tutti? Pensavo che appena arrivato lì in cima riuscissi a comunicare con Te, Buon Dio. Mi senti, mi vedi, mi capisci?
Stefano è salito fino agli ingranaggi più alti della sua creazione perché vuole parlare con Lui, Dio, ma sembra che neanche oggi lo ascolti. Qui nel mio letto lo vedo arrampicar- si con fatica sulla sua Macchina per parlare con Dio #2, così l’ha chiamata, e l’altra sera mi ha svegliata di notte per condividere con me la sua gioia. Non ho risposto.
Sono qui immobile già da qualche tempo e ricordo ancora quel giorno quando gli hanno telefonato per avvisar- lo che una macchina mi aveva travolta ed ero stata portata in ospedale. Mi sarebbe piaciuto raccontargli come erano andati i fatti, ma da quel preciso istante in cui ho sentito un colpo alla schiena non mi sono più svegliata. Immobile in questo letto ho perso coscienza della mia vita, ma non di quella degli altri. Da quando sono ferma tutti hanno impara- to ad aprirsi, a sfogarsi o semplicemente a scambiare un ricordo con me. Io li ascolto tutti, dal vicino di casa al parente lontano, senza fare commenti o critiche. Ho tutto il tempo del mondo e tanta pazienza per lasciare che mi raccontino quello che gli succede, senza fretta. Fosse così facile poterlo fare sempre!
Stefano, però, si ribella al mio silenzio ed è per questo che ha deciso di farmi parlare, di sentirmi discutere con la gente, chiedendo a Dio una grazia. In chiesa gli hanno detto che bisogna avvicinarsi alla preghiera e per farlo ha creato un canale metallico che tra tubature, rondelle, fili elettrici, saracinesche e antenne paraboliche può accorciare lo spazio
e raggiungere la dimensione celeste. Vuole dire a Dio che io sono qui immobile ad aspettare che qualcuno mi muova, mi dia la vita che merito.
Stefano non è mai stato un esperto in costruzioni, ma ha iniziato a unire pezzi per creare il suo capolavoro, niente si costruisce dal nulla se non si cambia l’ordine delle cose. Ha parlato con medici, con scienziati, con ingegneri e con fisici e tutti gli hanno spiegato che il mio corpo non potrà più muoversi o alzarsi, ma lui non ci crede e sale ogni pomeriggio sopra la sua macchina per essere ascoltato:
Scendi buon Dio, ti stiamo aspettando già da un bel pezzo giù – dice senza stancarsi. Con la sua antenna e il megafono vuole che le parole si distendano nell’etere e superino qualsiasi barriera. Ha iniziato la sua battaglia e la vuole vincere.
Mi ha conosciuta all’uscita di scuola, quando avevo appena compiuto 17 anni, e da allora non mi ha più lasciata e non vuole farlo nemmeno adesso che non posso più dargli nulla. Si rifiuta di accettare la mia condizione e caparbio, finito il suo lavoro in corsia, si prende cura di me. Quando si è presentato con un panino, alla fine del quinto anno di scuola superiore, avrei voluto ammazzarlo perché mi aspettavo dei fiori. Ero stata brava e me li meritavo, ma lui semplicemente ha detto:
La cosa più importante adesso è nutrire il tuo corpo, i fiori possono aspettare. Non ho voluto più fiori da quel giorno, ma solo cibo. Ancora stamattina Stefano alimenta tutti i miei pensieri quando sono sola. È l’unico che occupa le mie vuote giornate, fatte solo di ricordi.
La sua macchina arriverà in paradiso, dice, non per visitarlo, ma per implorare che nessuno mi porti via da lui. Vorrei poter salire un giorno anche io per chiedere a Dio che mi lasci andare via. E così tra la disapprovata richiesta di Stefano e l’impaziente supplica mia le giornate passano per entrambi, ignari delle rispettive preghiere.
Lui non lo sa ancora, ma io voglio lasciare che ogni pezzo della sua creazione ritorni ad essere solo un oggetto senza valore perché potrò rispondergli solo se arrivo fin lassù e non torno indietro.





