Racconto inserito nell’antologia ” un Giubileo di Natale 2025″ CONCORSO LETTERARIO DI POESIA, NARRATIVA, ARTE E LETTERATURA, nell’anno del Giubileo Ass. Cult. Tigulliana
PACE
SINOSSI:
Il racconto «Pace» è una profonda riflessione sugli orrori della guerra e sulla necessità urgente di raggiungere la pace. L'autrice solleva, mediante domande ripetute, la frustrazione di fronte alla violenza costante e all'incapacità dei discorsi politici di trasformare la realtà. La narratrice, con una voce piena di disperazione e empatia, denuncia come la guerra distrugga sia gli individui che l'umanità nel suo complesso, colpendo persino le generazioni future. È un appello commovente a riflettere sull'importanza di valorizzare la pace al di sopra di ogni cosa.
PACE
Quante parole di pace, ancora?
Quanti sorrisi che non si possono regalare, ancora?
Quante grida strazianti, ancora, per capire che la guerra non aiuta nessuno? Non può aiutare a chi sta per nascere perché l’ unica musica che sente, dentro il ventre di sua madre, è il rumore delle sirene o gli assordanti scoppi dei razzi lanciati in aria per uccidere sulla terra; non aiuta a un bambino che si abitua a notti insonni e a giorni da bandito per crescere; non aiuta a un ragazzo che sogna la vendetta, la ribellione e lo scontro per restituire le morti subite; non aiuta a un padre che combatte per un mondo che anela solo trofei e vittorie; non potrà mai aiutare a un vecchio che spera di chiudere gli occhi in un momento di pace prima dello scoppio della successiva bomba.
Quanti discorsi inutili dovremo ascoltare, ancora, per crederci veramente? Nessuno spera più, ma solo si difende, rinuncia a combattere per chi cede a compromessi, a patti finti e meschini dialoghi di pace che portano solo a una nuova guerra.
Sono stanca di vedere volti e teste che sanguinano perché raggiunte da proiettili, corpi mutilati per le schegge di bombe, madri che pregano perché il loro figlio sia risparmiato, ragazze che non sognano a fare la differenza.
Vorrei il bianco della neve senza essere più macchiato dalla sporcizia, dal dolore, dalle ferite; il giallo del sole senza essere coperto dal nero dei fumi; il verde nei campi, ora aridi e pieni di contaminazioni chimiche.
Cosa posso fare per non ascoltare più un numero di morti in continua crescita, che avrò nella mia coscienza di donna per bene? Quale appello di pace potrei fare a chi sta trattando, a chi ci sta provando, a chi dice che assicurerà il benessere del proprio paese? Quante parole ancora inascoltate, quante menzogne prima che ci si convinca che così non si può più andare avanti? Inerme ogni mattina arrivano notizie che dopo pochi minuti non vorrei più sentire. Dietro quei cadaveri ci sono esseri umani che hanno lottato per crescere e madri che li hanno allattati durante notti insonni. Quale parola può arrestare tutto questo scempio, quanti giorni, ancora, per soffocare l’idea di guerra e far risvegliare la voglia di pace? Chi o cosa, ancora, dovremo perdere per arrenderci alla pace dato che non c’è giorno che non vinca la guerra.
Non mi piace questo mondo che comunica solo per rinfacciarsi qualcosa. Quanta solitudine dietro ogni volto in guerra, che lotta per un ideale che non è il suo! Blocchi di gente che si trovano a eseguire degli ordini senza capire per cosa si sta combattendo. Sono isole che non scambiano più segnali di pace, individui che vivono armati per difendersi da chi neanche conoscono. Se per un attimo si fermasse la macchina dei soldi avrebbero ancora voglia di combattere, uccidere e utilizzare la parola guerra? Quante notti ancora madri controlleranno che nelle rispettive stanze dormano sereni i loro figli senza che nessun proiettile accidentale o qualche poco sano di mente gli faccia del male?
Se è vero che la vita non è semplice perché continuare a renderla impossibile e accettare che parole come conflitto, discordia, lotta, disputa, scontro, battaglia abbiano la meglio su una sola: pace? Cosa bisogna dire ancora che non si è detto per crederci e fermare la guerra? Non basta più fare del bene per assicurare la pace, bisogna adottare la pace.





